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mercoledì 22 maggio 2013

Cannabis terapeutica: Lettera aperta di Franco Casalone

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Franco Casalone e del suo medico Giuseppe Chio in merito alle nuove disposizioni dell’AIFA sulla Cannabis terapeutica:

Sono un assuntore di cannabis per uso terapeutico (dolore neuropatico). Dal 1999 lo stato italiano mi ha riconosciuto questo utilizzo. Dal 2007 mi è stato possibile avere la mia medicina tramite una ricetta, approvata dal ministero della sanità.

Mi è stato riconosciuto l’utilizzo terapeutico da quattro medici, due prefetti, il ministero della sanità, una commissione dell’ASL e un magistrato di sorveglianza. Dal 9 giugno 2013 una delibera dell’AIFA (agenzia del farmaco) limita la possibilità dell’uso di questo medicinale ai soli sofferenti di spasmi muscolari dovuti alla sclerosi multipla.

Dal 9 giugno tutti i pazienti che utilizzavano cannabis per diverse patologie (dolore neuropatico, sclerosi multipla, artrite reumatoide, sclerosi laterale amiotrofica, epilessia, sindrome da deperimento, contro i sintomi collaterali della chemioterapia, sindrome di tourette, ecc.) si trovano a non poter più utilizzare legalmente un farmaco che procura loro una migliore qualità di vita, e i loro medici a non poter più prescrivere un rimedio efficace e senza effetti collaterali nocivi.

Denuncio questa decisione arbitraria, contro ogni evidenza scientifica, contro il rispetto della sofferenza di tanti malati e contro la professionalità dei loro medici.

Dal 9 giugno l’utilizzo di un farmaco che ci permetteva di vivere meglio è concesso solo a pochissimi sfortunati, e solo in casi estremi. Il bigottismo, la mancanza di obiettività scientifica, la crudeltà di fronte al dolore,la cattiveria (e probabilmente la convenienza privata) delle istituzioni (?) che si arrogano il diritto a decidere cosa è concesso e cosa non lo è, al di la di ogni logica “umana”, porta a situazioni gratuite di disagio, sofferenza, odio verso quelle istituzioni stesse che dovrebbero garantirci il diritto alla salute.


Rivendico il mio diritto alla migliore qualità di vita possibile, al poter usare qualsivoglia farmaco o erba officinale (come dovrebbe essere considerata la cannabis) che mi possa procurare benefici.

Rivendico questo diritto non solo come malato ma come semplice cittadino. E che possa essere Io (in caso di patologie gravi insieme al mio medico di fiducia), e non una qualsiasi “agenzia” a decidere cosa per me è bene e cosa non lo è. Invito tutti i malati assuntori di cannabis a denunciare questo gravissimo attacco alla nostra salute e al nostro possibile miglioramento dei sintomi che ci affliggono.

Franco Casalone

Aggiungo questo comunicato del mio medico Giuseppe Chio:

Salve a tutti i lettori,
sono Giuseppe Chiò, un medico prescrittore di cannabis dal 2007 e sono qui per rendere pubblico il disagio ed il danno provocato a me e soprattutto ai miei pazienti dalla nuova nota dell’ AIFA. La nuova nota dell’AIFA riduce in maniera drammatica le indicazioni terapeutiche della cannabis. Oggi, stando alla nota AIFA, si puo prescrivere cannabis solo come antispastico muscolare nella sclerosi multipla. Inoltre la prescrizione puo’ essere fatta solo da un medico ospedaliero, dopo aver provato inutilmente tutti i farmaci classici.

Mi e’ difficile comprendere il raziocinio della decisione che va contro sia alle indicazioni dell’OMS del 2006, sia al decreto Livia Turco del 2007 che si rifa all’Opium Act della legislazione Olandese che tra l’altro amplia le indicazioni dell’OMS.

Dopo questa nota AIFA, si potra’ dunque solo prescrivere per un sintomo all’interno di una sola malattia.

La decisione si scontra sia con quello che la letteratura scientifica riporta negli ultimi 10 anni, sia con il fatto che si esige un percorso tortuoso per la prescrizione di un farmaco della categoria 2b. Questa categoria e’ quella in cui troviamo tra l’altro il valium (benzodiazepine). Se ci fosse una preoccupazione all’uso della sostanza sarebbe logico trovare lo stesso controllo e monitorizzazione obbligatoria anche per gli altri farmaci della stessa categoria. Inoltre, dulcis in fundo, il prescrittore deve iscriversi ad un sito dell’AIFA per poter essere monitorato. Naturalmente queste Nota provochera’ queste conseguenze immediate:

1) tutti i medici che hanno prescritto la cannabis per una serie vasta di patologie con grande inpatto sulla qualita di vita dei pazienti, non potranno più farlo.

2) I pazienti che hanno iniziato il “percorso cannabis” e ne hanno trovato giovamento, dovranno mettersi alla ricerca di un medico ospedaliero che abbia superato l’atrito culturale imposto da 50 anni di disinformazione sulla sostanza, e sarà una ricerca lunga, dispendiosa e poco efficace. Nel frattempo rimarranno scoperti riguardo all’assunzione di un farmaco che non ha effetti collaterali degni di nota soprattutto se paragonati a quelli non monitorizzati e di libera vendita o/e della stessa categoria.

3) lo stato pagherà molto di più i farmaci per il controllo degli spasmi muscolari rispetto al costo (già assurdamente lievitato con la legge Bassini del gennaio 2013) dei farmaci della cannabis

4) Lesione dei diritti del medico a ricettare secondo scienza e coscienza questo maneggevolissimo farmaco dagli effetti collaterali trascurabili.

La regola poi che si possa ricettare un farmaco dagli effetti collaterali risibili, solo dopo il fallimento dei farmaci classici (questi si, con possibili gravi effetti collaterali) la dice lunga sull’attuale mentalità non scientifica e non basata sulla letteratura scientifica preponderante e di peso, attualmente disponibile. Razionalmente dovrebbe essere il contrario: se un farmaco non pericoloso non è efficace ci si rivolga pure a quelli che hanno più effetti collaterali nell’uso.

L’AIFA dovrebbe essere ritenuta responsabile per il danno che si sta provocando a pazienti in cura da anni con notevoli miglioramenti obiettivi sulla sintomatologia di patologie serie ed invalidanti.

Pazienti che per la loro patologia non sono perlopiù in grado di mobilizzarsi per chiedere il rispetto dei più elementari diritti di essere umani.

Sinceramente vogliate accettare questo scritto, come un ulteriore tentativo di non lasciare i miei pazienti in balia di una visione medioevale sull’uso dei farmaci. Me lo impone il fatto di aver giurato di curare ed alleviare le malattie senza curarmi degli interessi economici o personali, come tutti i miei pazienti possono testimoniare.

In fede

Giuseppe Chio
MD, MSc PHM, ACLS, PHTLS

fonte : http://www.legalizziamolacanapa.org/
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