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lunedì 18 marzo 2013

Christian e i dolori della sclerosi. “Mi negano la cannabis”

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Christian Barbato (im: facebook)
Frosinone – Christian, che di cognome faBarbato, ha 37 anni, è nato a Viterbo, vive a Frosinone ed è vice presidente della Ccsvi nella sclerosi multlipla. Volendo, lo si potrebbe definire una vittima del sistema. Precisamente, di quello medico-ospedaliero. Nel 2006, dopo anni di calvario, malessere, scosse agli arti e fitte, gli viene diagnosticata la Sclerosi Multipla. Christian, allora, aveva 31 anni, una vita davanti, un lavoro tutto sommato tranquillo, impiegato nella direzione sanitaria di una Casa di Cura privata. Scene di una vita che fu. Perché il male gli si riversa addosso come una slavina. Le analisi remote rivelano che qualcosa s’era mosso già nel 2001. Ad allora vengono retrodatate le prime lesioni.

La forza dei sogni. Christian però è forte, prova a resistere. Per due anni s’avvinghia alla normalità come le dita di un ragazzo a quelle del suo amore. Continua a lavorare, anche se in maniera più limitata. Il corpo non regge la fatica più d’un paio d’ore, ed il dolore è lancinante. Per restare in piedi ha bisogno delle stampelle. Poi, nel 2008, la resa. Triste, ma necessaria. Racconta a Stato, Barbato che, d’improvviso “sentì di non farcela più a guidare e a camminare”. La sedia a rotelle divenne la sua dimensione motoria.

Gettato in pasto al dolore. Curare la sclerosi non è possibile. Christian, posto di fronte alla diagnosi, lo sa. Entra comunque in cura. Roma, poi Milano, dove accede al San Raffaele. L’obiettivo è ridurre la fatica quotidiana, affievolire il dolore. Inizia una lunga fisioterapia, accompagnata da una chemio bombardante. Ma il cuore di Christian, per quanto forte e inspessito dalla fede, non regge l’urto dell’interferone. E così i medici sono costretti ad arrestare tutto. E’ il 2008, Christian ha 33 anni e, di fronte al dato di fatto, vede sospendersi ogni cura. La medicina, per lui, non può far più nulla di più rispetto ha quanto ha fatto. Christian Barbato viene gettato in pasto al dolore; ai tanti dolori della sclerosi. In quel momento, ancora non sa della canapa. O, almeno, non ci pensa. Un anno dopo, però, grazie ad internet, viene a conoscenza di alcuni studi che mostrano, scientificamente, i molti vantaggi lenitivi della cannabis. In un report pubblicato dall’Aism scopre che è possibile ridurre gli spasmi e gli indurimenti muscolari, ridurre notevolmente gli effetti collaterali che, al contrario, portano con sé altre medicine.

“Dolori lancinanti”. E’ qui che inizia la sua battaglia contro una legiferazione antica, a tratti medievale, come quella italiana. E’ da qui, ancora, che prenderà coscienza dell’arretratezza della classe medica, spesso annebbiata da vacue obiezioni di coscienza che, piuttosto, sono prese di posizioni preconcette figlie di logiche oscurantiste. Il suo medico di famiglia d’allora, d’altra parte, non voleva sentir parlare di rimedi a base di cannabis. Così, quattro anni dopo, rivangando quel momento, Christian ci racconta: “Da quattro anni sarei costretto ad usare cannabis. Ma, di volta in volta, nel corso di questo lasso di tempo, ho dovuto ingoiare umiliazioni. Ed allora ho scelto spesso di lasciar correre, di fare finta che non ci sia un rimedio. Soffro dolori atroci ma non mi lamento”. Eppure: “Mi capita di essere inchiodato al letto da dolori così tanto forti da non poter neppure mangiare”.

“Liberalizzare la canapa”. Nel 2009, comunque, contemporaneamente alla scoperta della cura, Christian decide di fare da sé e acquista, per uso assolutamente personale, semi di canapa. Nulla di eccezionale. O, peggio, di illegale. La normativa italiana non impedisce il possesso o l’acquisto della pianta. D’altronde, ci sono sistemi rigorosi di controllo ed una tracciabilità che presuppone controlli frequenti – e qualche noia – ai possessori. Barbato però non ha nulla da nascondere. Sorride anzi quando racconta dei “blitz” ripetuti delle forze dell’ordine nella propria abitazione (“sempre molto gentili, tutti. E sempre disposti ad assecondare le mie ragioni”) di Frosinone. Certo, riflette, “sarebbe tutto estremamente meno complicato se il sistema sanitario laziale mi venisse incontro, favorendo l’adozione di farmaci a base di cannabis”. Lui la chiama, tecnicamente, “liberalizzazione”. E, umanamente, “atto di civiltà” verso “i tanti malati costretti a convivere con dolori lancinanti”. Ovvero, ciò per cui la Ccsvi si batte da anni.


L’umiliazione del San Raffaele. La batosta alla vita di Christian arriva nel 2010. “Nel 2010 – vibra la sua voce – in assenza di farmaci per me, al San Raffaele di Milano mi ricoverarono per un ciclo fisioterapico. Dopo sette giorni di degenza e dopo che per tre giorni chiesi pacatamente che mi fossero somministrati farmaci cannabinoidi secondo la prassi [che prevede il ricovero, ndR], il Neurologo del reparto mi attaccò davanti ai pazienti, i fisioterapisti, gli assistenti”. Christian fu accusato di essere poco meno di un drogato e poco più di un folle, in sostanza. Dal San Raffaele, dove non rimise più piede, uscì “distrutto psicologicamente e moralmente”. Come se non bastasse, in quei giorni, perse uno dei suoi due fratelli, Bruno, che gli era stato vicino più di tutti nella sua battaglia contro la malattia. A un mese dal fatto del San Raffaele, poi, Christian si trovò in casa i Carabinieri. Contro di lui, l’apertura di un fascicolo per appurare un possibile coinvolgimento di spaccio di stupefacenti (chiuso proprio in questi giorni).

“Una situazione assurda”. Malgrado tutto questo, la sua battaglia continua con la stessa foga e con la stessa voglia di trovare una via d’uscita. Foss’anche a tentoni, dato il buio, sulla materia, della casa Italia sanitaria. “La sclerosi è come un cane che si morde la coda – descrive, oggi, Christian – in cui non riesci mai a chiudere il cerchio del dolore”. Eppure, basterebbe poco per venir fuori da quell’inferno chiamato dolore. “Ci sono troppe cose che roteano attorno alla possibilità di usare o non usare terapeuticamente la cannabis”. Ovvero, opportunità, interessi, vantaggi, moralismi. Disinformazione, soprattutto: “Molta gente non conosce gli usi terapeutici della cannabis; si limita ad ereditare dai media la concezione di stupefacente. La situazione è assurda. La canapa è presente in natura. Da credente posso dire che è stato Dio a crearla. Anche per far stare meglio chi soffre”. Assurdità che scaturisce da una confusione innaturale e frenetica. “S’è imposto un pensiero dominante che si fatica a mettere in discussione; non c’è il coraggio di cambiare idea. Tutti sono impegnati a mantenere una faccia pulita”. Finisce così che nel 2012 “la salute è la parte che viene guardata meno”.

Università. Un gioco alla ‘chi soffre soffre’. Che, politicamente, si tramuta in un ‘chi spende spende’. “Secondo Confesercenti, con medicinali THC si avrebbero 75 milioni di risparmio”, informa Barbato. Che, intanto, un cerchio sta per chiuderlo sul serio. Ed è quello degli studi. Nel 2008, lo studente Christian ha superato l’ultimo esame in Scienze e tecniche della Comunicazione, chiudendo con una media del 27 il suo ciclo di studi. Da allora, ha pagato tasse a vuoto, bloccato dalla fatica di un vivere indolenzito. Ora, punta a preparare la tesi e divenire dottore. “La mia storia è incredibile, ma comunque bella perchè vissuta appieno, morso a morso”, chiosa Christian. E sorride, nel miglior epitaffio alla vita possibile.

Stato Quotidiano Da : http://www.statoquotidiano.it/
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