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domenica 20 gennaio 2013

"Datemi il mio farmaco, non è una droga"

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 Pubblicato sul Secolo XIX di Genova il 16. Pag 41.


Sono ricoverato da 6 mesi all'ospedale S.Maritino di Genova, in quanto sieropositivo in seguito all'uso di una siringa infetta. Durante un mio viaggio all'estero dello scorso anno, essendo le mie difese immunitarie molto deboli ho contratto il virus Jcv al cervello rimasto latente fino al manifestarsi lo scorso maggio. Da allora essendo senza fissa dimora sono ricoverato all'ospedale. Soffro di dolore neuropatico agli arti, osteoporosi, ho un bypass all'arteria femorale e l'ernia iatale. 

La mia vita quotidiana era scandita da numerosi attacchi di vomito e da elevata difficoltà motoria. 
Sotto prescrizione del mio medico curante sono in terapia da 5 anni con il Bedrocan, inflorescenza di canapa prodotta dal Ministero della Salute Olandese. Da allora  gli attacchi di vomito si sono ridotti di molto. 

La canapa mi ha rimesso in piedi, mi rilassa i muscoli, mi aiuta ad avere appetito e migliora l'umore: è un farmaco regolare e legele, al quale ho pienamente diritto. Esiste un decreto legge del 2007, firmato dall'allora Ministro della Salute Luvia Turco che ne permette l'importazione e la recente norma regionale approvata in Liguria dovrebbe semplifica l'accesso al farmaco. 

Invece succede tutto il contrario. 

 La mia dose sarebbe 1 grammo al giorno ma pare che la farmacia ospedaliera non abbia fatto l'ordine in maniera congrua, tanto che mi devo far bastare la metà della dose, in attesa che arrivi il prossimo ordine dall'estero. Sembra che in questa struttura non sia ben accetta la terapie che seguo e che mi aiuta a vivere con dignità. Non capisco come una terapia farmacologica possa essere considerata scomoda dal punto di vista ideologico, tanto che il primario del reparto Dott.Viscoli (vive presidente di Anlaids Liguria) ha minacciato di riunire una commissione di esperti per farmela interrompere, senza prospettarmi un'alternativa.  

Io non voglio assolutamente essere bombardato di psicofarmaci e morfina o altro perché desidero essere lucido, dato che a Giugno dovrò riprendere la mia attività lavorativa nelle carceri. Sono infatti attivista NPS Onlus (Network persone sieropositive), un associazione che si occupa di persone malate di hiv, in collaborazione con i Ministeri di Grazia e Giustizia e della Salute e con il Dap e il Simpse, la società scientifica del sistema penitenziario. 

Ovviamente il mio medico curante è contrario all'interruzione delle terapie con la canapa perché è evidente che io stai meglio, ma adesso ho paura che se rifiutassi la terapia propostami, mi dimetteranno e a breve sarò per strada. 

Mi batto per dimostrare che la canapa non è una droga, ma un farmaco del quale ho terribilmente bisogno, come tante altre persone che non ne hanno accesso, pur avendone diritto.. GIUSEPPE ZUMBO 

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