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domenica 24 luglio 2011

Italia: la fiera dei proibizionismi

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Proibizionismo.  
Spesso con questa parola si identifica la politica repressiva verso le droghe.
Oppure se l'interlocutore ha visto "Gli Intoccabili" penserà alla Chicago degli anni'20 dove Al Capone spadroneggiava "grazie" al proibizionismo sull'alcool.
Che il proibizionismo sulle sostanze dichiarate illecite sia alleato delle mafie è stato teorizzato persino dai Saggi che in seno all'Onu ne hanno certificato il fallimento auspicandone la fine.
L'Italia è il paese più proibizionista d'Europa.
Da noi il proibizionismo ha una sua salsa tricolore che gli conferisce aspetti impensabili nel resto dell'Occidente.
Si estende a campi come ricerca scientifica, fine vita, diritto di famiglia, abitudini personali e concepimento.
Come definire se non proibizionismo
sulla ricerca un mostro giuridico come la Legge 40?
Essa ha prodotto disperazione in coppie con problemi di fertilità alle quali se povere o lontane dai confini è tolta la speranza, essendo vietate tecniche in uso all'estero e comuni fino a pochi anni fa anche da noi.
Che dire della disperazione delle donne a cui è stata vietata la diagnosi pre-impianto e hanno dovuto portare avanti gravidanze senza speranza e costrette all'aborto solo successivamente all'impianto obbligatorio degli ovuli fecondati?
Altra forma di proibizionismo è quella che osteggia la vendita della Ru486, la pillola che consentirebbe a tante donne di non ricorrere ai ferri per poter esercitare il proprio diritto all'interruzione volontaria di gravidanza ai sensi della Legge 194.
La ricerca ha subito danni inenarrabili da questa legge.
Gli scienziati italiani guidano in giro per il mondo prestigiose equipe in prima linea nella lotta ai tumori e alle malattie degenerative mediante l'uso delle cellule staminali embrionali e della clonazione terapeutica.

 Essa, pur portando un nome inquietante per alcuni, è quella tecnica che consente – nei piani degli scienziat i - di ricostituire gli organi danneggiati attraverso un trattamento poco invasivo che sostituisce le cellule malate, come avviene nei casi di tumore, con quelle sane in modo spontaneo e naturale per l'organismo che le auto produce.
Il fatto che tale beneficio si possa ottenere dando dignità alle migliaia di embrioni, destinati alla distruzione, utilizzando le staminali per salvare delle vite, non piace oltre Tevere e di conseguenza alla politica italiana completamente prona ai dictat vaticani.
Essi tutelano la vita come feticcio e non come valore.
È più vivo un embrione destinato a essere cestinato dopo un periodo in frigorifero o un malato di cancro che grazie a quelle cellule potrebbe guarire?
A ognuno la risposta che crede.
Il proibizionismo non colpisce solo stili di vita e ambito medico ma anche i sentimenti.
Quelli degli omosessuali o di chi non crede nel valore della famiglia tradizionale che vengono calpestati dalle convenzioni imposte dagli stessi che impediscono la ricerca coi loro ricatti fondati sul dare o togliere milioni di voti ai vari partiti.
Coppie prive del diritto di reversibilità della pensione, assistenza parentale in ospedale, inserimento nell'asse ereditario e diritti che ai più paiono scontati.
C'e'una parte enorme di italiani che vive senza "certi diritti" – il radicale capirà il riferimento a Rovasio e soci - e che pur amandosi non possono avere la dignità di un riconoscimento pubblico alla loro unione.
Come diceva Wilde, siamo di fronte a casi di "amore che non osa pronunciare il proprio nome".
Questi sono esempi delle politiche proibizioniste, liberticide e oscurantiste che ogni giorno ci regala la partitocrazia.
La Consulta sta accogliendo parecchi ricorsi smontando di fatto la Legge 40 e limitandone gli effetti nefasti; tuttavia le criticità non appaiono rimosse, si pensi alla battaglia di Silvio Viale per la Ru486, da 30 anni sul mercato in Francia, da noi praticamente introvabile.
Tutto questo porta alla conclusione, parafrasando e modificando una frase di Benedetto Croce che recita "ecco perché non possiamo non defini
rci...antiproibizionisti e laici".
 Fabrizio Ferrante


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