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sabato 16 luglio 2011

Cannabis, questione di punti di vista

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I “successi” declinati dal Governo e dal Sottosegretario Giovanardi sui dati della lotta alla droga esprimono dati sui quali sono in molti a dubitare l’attendibilità; dati certi, pubblicati attraverso il Secondo Libro Bianco Sulla Legge Fini-Giovanardi, riguardano invece le conseguenze penali e le sanzioni amministrative, i riflessi sull’amministrazione della giustizia e, non ultimo, l’aspetto legato alla carcerazione.
 Le italiche politiche proibizioniste in tema di marijuana, secondo il Libro Bianco, pubblicato grazie al lavoro di Antigone, CNCA, Forum Droghe e La Società Della Ragione, altro non fanno che aggravare tutta una serie di problemi cronici dell’amministrazione dello Stato, primo tra tutti il sovraffollamento carcerario; insomma, quanto vuol dimostrare il Libro è l’assoluta inconcludenza, se non addirittura l’essere controproducenti, delle attuali leggi che regolano vendita, detenzione e consumo di cannabis.
 L’inasprimento delle normative, in fase acuta negli ultimi anni, e delle misure in dotazione alle forze dell’ordine per perseguire i consumatori di cannabis altro ha avuto un durissimo impatto sulle carceri italiane: i detenuti in carcere per l’art.73sono raddoppiati dal 2006 al 2010, così come le denunce per gli stessi reati hanno visto un incremento notevole: 39mila cittadini nel 2010, di cui il 40% per cannabis.
 Le misure cautelari per i segnalati, cioè per quei cittadini che vengono “attenzionati” al Prefetto per questioni di droga, sono quasi raddoppiate: 50mila cittadini al 2008, di cui il 70% sempre per cannabis, grazie anche all’incremento delle operazioni antidroga (oltre 23mila nel 2009, dato storico degli ultimi 10 anni di proibizionismo italiano): a fronte di una tale mobilitazione di forze dell’ordine, i sequestri sono tuttavia diminuiti.
 Più in generale, i tossicodipendenti italiani hanno visto minare sensibilmente le possibilità di recupero, grazie alle nuove norme che contrastano notevolmente l’affidamento a strutture alternative al carcere, ma sono anche meno le richieste per i programmi terapeutici, letteralmente crollate: da 6713 del 2006 a 518 del 2010.
 Nel frattempo, la mobilitazione civica sul tema della legalizzazione della cannabis si sposta dalle piazze, sempre più “pericolose” grazie alla repressione proibizionista, ad un più discreto mondo virtuale: le petizioni online per indire un referendum sulla legalizzazione della cannabis (sativa ed indica) sono numerose, ma anche il lavoro di numerose associazioni antiproibizioniste continua a spron battuto.

 Un taglio decisamente poco “ludico” alla causa, una testimonianza decisamente scientifica e pratica sul perché la legalizzazione della canapa indiana non sia qualcosa di procrastinabile, è dato da questa video-inchiesta di Repubblica.it. Insomma, i presupposti per una rivisitazione dell’intera normativa sulle droghe attualmente in vigore ci sono tutti, almeno dal punto di vista culturale (decisamente meno dal punto di vista politico).
 I dati del Libro Bianco dimostrano inequivocabilmente che la principale causa del sovraffollamento carcerario è proprio l’impatto dato dalla legge antidroga: una ricerca in profondità condotta in Toscana mostra che il 40% dei detenuti è in carcere per reati di droga minori. I dati snocciolati dal Governo sono carenti, in parte inaffidabili, denunciano le associazioni, sottolineando l’urgente necessità di rivedere la legge.
 Il Sottosegretario, tuttavia, continua la sua personale battaglia antiproibizionista, che ha tutta l’aria di essere figlia ormai di un preconcetto piuttosto che di dati scientifici e sociali certificati: decantare arresti, condanne, sequestri, operazioni, in questo caso, è proprio una questione di punti di vista. Forse, la Cassazione sarebbe d'accordo.
ANDREA SPINELLI BARRILE


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