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martedì 28 giugno 2011

Lecito coltivare marijuana in casa "Un reato che non procura danni"

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La Suprema corte ha bocciato il ricorso della Procura di Catanzaro che chiedeva la condanna di un giovane che aveva una piantina di Cannabis sul suo balcone. I Radicali: "Elemento di buon senso e un principio liberale". Il ministro Meloni: "Sentenza scandalosa"
Coltivare una piantina di marijuana in casa può essere lecito, trattandosi di "un reato che non procura danni alla salute pubblica". Lo ha stabilito la Cassazione. Secondo la suprema corte la coltivazione di una sola pianta di canapa indiana "non è idonea a porre in pericolo il bene della salute pubblica o della sicurezza pubblica". Di conseguenza è stato bocciato il ricorso della Procura di Catanzaro che chiedeva la condanna di un giovane per avere coltivato sul balcone di casa una piantina di cannabis.

Secondo la Corte, la "modestia dell'attività posta in essere emerge da circostanze oggettive di fatto", in questo caso la coltivazione di una piantina in un piccolo vaso sul terrazzo di casa con un principio attivo di mg 16, è un comportamento da ritenere "del tutto inoffensivo e non punibile anche in presenza di specifiche norme di segno contrario".
"La sentenza della Cassazione introduce un elemento di buon senso e un principio liberale: non c'è reato se non c'è vittima", è stato il commento di Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani. "L'autocoltivazione - ha aggiunto Staderini - andrebbe promossa, perché garantisce al consumatore la qualità del prodotto, lo libera dal mercato criminale e riduce i profitti delle mafie. La legge Fini-Giovanardi deve essere superata innanzitutto perché è una legge stupida e criminogena, tanto che sono 28 mila le persone detenute per averla violata".

"In attesa che sia possibile al popolo italiano conoscere gli enormi costi sociali del proibizionismo e dibattere le sue alternative, chiediamo che venga calendarizzata la proposta di legge radicale, prima firmataria Rita Bernardini, per legalizzare l'autocoltivazione della marijuana" conclude.

Di segno completamente opposto il commento del ministro della Gioventù, Giorgia Meloni che definisce la sentenza "scandalosa": "Lo Stato si regge su leggi uguali per tutti, anche per chi è chiamato a farle rispettare", ha detto il ministro. "La motivazione della sentenza - ha aggiunto - ha poi qualcosa di agghiacciante, quando prevede che il fatto 'è non punibile anche in presenza di specifiche norme di senso contrario', perché 'inoffensivo'. Questo - ha spiegato il ministro della Gioventù - rischia di stabilire un precedente gravissimo: ovvero che un reato non sia più tale, nonostante la legge, quando considerato 'inoffensivo'". "Se i magistrati vogliono farsi legislatori - ha concluso la Meloni - smettano la toga e si facciano eleggere in parlamento".




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