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martedì 31 maggio 2011

CANAPUGLIA: INTERVISTA A NATILE E CAMPANIELLO

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 “Perché esaurire le foreste che sono nate attraverso i secoli e le miniere che necessitano di molti anni per formarsi se possiamo ottenere l’equivalente di una foresta e dei prodotti minerari attraverso la coltivazione annua dei campi di canapa” – così ammoniva Ford, inventore della prima macchina realizzata in canapa, nel lontano 1850.
Qualche anno prima, con il Marijuana Tax Act del 1937, gli Stati Uniti d’America mettevano al bando la coltivazione di canapa, innescando un proibizionismo sordo – emulato dalla maggior parte delle potenze industriali – figlio di speculazioni e cartelli delle multinazionali, interessate a investire sul petrolchimico o su più “remunerative” materie prime. La canapa era il terzo incomodo, andava demonizzata e posta fuori mercato in qualsiasi modo.
Ebbene, abbandonando stereotipi e facili associazioni indotte, ragioniamo sulla “pianta dalle mille risorse” con Claudio Natile e Carmine Campaniello, vincitori di “Principi Attivi” con il progetto CanaPuglia.
Da dove nasce il vostro interesse per la canapa?
“Nasce dalla realtà che ci circonda: da un’economia agricola in forte recessione, dall’incombente crisi energetica e, parallelamente, dalla scoperta delle molteplici proprietà della canapa. Una pianta di cui l’Italia, fino agli anni ’40, era il secondo paese produttore al mondo, dopo la Russia e tra i maggiori esportatori: circa 100mila ettari di campi coltivati con la migliore qualità – la “canapa carmagnola” – che facevano del Bel Paese la nazione deputata al rifornimento di vele e cordame vario per la stessa marina inglese”.
“Quello che ci ha affascinato è che in ognuno dei settori dove la canapa trova applicazione – dal tessile all’alimentare, dal farmaceutico al cartario, fino al settore energetico – produce solo materie ecologiche, essendo una pianta che non necessità di pesticidi fitosanitari o diserbanti. Ed è proprio per tali proprietà che si è innescata la sua proibizione e persecuzione, in quanto primo nemico delle industrie petrolchimiche. Tra l’altro, è una risorsa rinnovabile ogni anno e restituisce all’atmosfera il carbonio che ha sottratto per crescere”.


Qualche esempio pratico d’impiego della canapa?
Nell’agricoltura. È, infatti, una pianta che arricchisce, depurando e fertilizzando, il suolo che l’ha ospitata. Semplificando, potremmo dire che è l’equivalente del “favino”, oggi adoperato nel periodo di maggese preliminare alla semina del grano. Se si utilizzasse la canapa, in quell’anno di riposo, il coltivatore, oltre a riqualificare il suolo, realizzerebbe anche un profitto economico, seminando un prodotto che ha una sua commerciabilità e, dunque, un suo guadagno. Altra applicazione interessa la canapa come combustibile o, nella cosiddetta bioedilizia,come pannello coibentante, con impatto zero dal punto di vista energetico. Ancora, un ettaro di canapa produce lo stesso quantitativo di cellulosa di quattro ettari di bosco. E potremmo continuare all’infinito”.


Come si articolerà il progetto?
“Riteniamo giusto che un prodotto della terra, denigrato ingiustamente per quasi un secolo, ritorni ad essere inteso come una comune pianta. In tale ottica, il nostro progetto mira a trasformarsi in uno strumento per il libero e condiviso accesso all’informazione, sensibilizzando e diffondendo le potenzialità della canapa in tutti i settori in cui è impiegabile. Il lavoro si articolerà in seminari formativi e informativi con il coinvolgimento di esperti nel campo. Ad esempio, ci sarà un seminario sull’uso in campo alimentare, con un nutrizionista che parlerà dell’importanza dell’utilizzo del seme o dell’olio di canapa, denominato vaccino nutrizionale, che non ha paragoni dal momento che presenta un rapporto ottimale tra “omega 3” ed “omega 6”. Concretamente, a Marzo, andremo a seminare il primo campo di canapa sativa, la varietà che deriva da semente certificate dall’Unione Europea e che si caratterizza per un contenuto assolutamente trascurabile di THC (il principio attivo drogante, psicotropo). Cinquemila metri che diventeranno ulteriore mezzo di divulgazione; ovviamente non potremo organizzare una filiera completa per la mancanza dei macchinari, ma sarà un’occasione per rendere consapevoli i coltivatori della grande opportunità che si apre al mondo agricolo pugliese e al settore primario in generale, nonché dell’importanza di creare un mercato di prodotti biosostenibili ed ecocompatibili. Infine svilupperemo varie collaborazioni con realtà cittadine: nel campo del tessile abbiamo un contatto con una designer di Conversano, Tania Spagnolo,che realizzerà abiti e accessori utilizzando il tessuto di canapa. Abbiamo già sperimentato anche una pizza a base di farina di canapa, battezzata “pizza-sativa”, naturalmente ricca di proteine, fibre e omega 3 e 6con la pizzeria “Piazza Capricciosa” diGianluca Nonna”.


I vostri partner?
“AssoCanapa – Coordinamento nazionale per la canapicoltura, Coldiretti Puglia, Confagricoltura Puglia, WWF Puglia, il Comune di Conversano, il periodico CartaCanta per la divulgazione delle iniziative del progetto e tanti altri che non tarderanno ad unirsi. Inoltre, verremo affiancati dalla Facoltà di Agraria dell’Università di Bari: ci interfacceremo con il prof. Brunetti che sta curando l’aspetto della “fyto-remediation”, meccanismo volto a bonificare terreni contaminati da metalli pesanti attraverso specifiche piante. A proposito, con l’ufficio Ambiente del Comune di Conversano che ha sposato il nostro progetto, utilizzeremo la canapa con altre colture per la bonifica dei campi di spandimento. Speriamo anche di poter contare sull’attenzione di qualche tesista”.
In conclusione ci viene mostrato in anteprime il logo del progetto. Ci spiegano che lo sforzo è stato quello di eliminare la valenza simbolica legata al mondo degli stupefacenti: “La foglia ci sarà ma non sarà sinonimo di droga, bensì di “mille risorse”, come spiega il sottotitolo”.
Scritto da Fabio D'Aprile Venerdì 14 Gennaio 2011
OverGrow.it
fonte : http://www.overgrow-italy.nl  
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