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martedì 31 marzo 2015

"il giardino proibito" di Franco Casalone.

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 In un libro ormai “introvabile” del 1967, Le droghe e la mente di Robert De Ropp, edito in italiano da Cesco Ciapanna nel 1980, si trova un’analisi di estrema attualità.
Dopo 40 anni nulla è cambiato, la capacità di manipolazione delle menti da parte del potere e dei media asserviti ormai in modo vergognoso ad un’imposizione di idee e di tendenze hanno soffocato una visione dell’utilizzo di certe sostanze, basata sulla logica e sulle naturali tendenze umane, in nome di un isterismo bigotto e cieco.
Si vogliono continuare a chiudere gli occhi di fronte all’evidenza scientifica della non pericolosità e spesso della possibile utilità di quelle che vengono ancora presentate come tentazioni diaboliche.
Non parlo qui delle vere “droghe”: zucchero, alcol, tabacco, eroina, cocaina, anfetamine, barbiturici, televisione, ma delle sostanze che da sempre l’uomo ha utilizzato per esplorare altri campi della coscienza, cercando un aiuto alle domande che fanno dell’uomo un essere assetato di conoscenza.
Robert De Ropp fu incaricato dal governo americano di svolgere ricerche sulla cannabis negli anni ’60, contemporaneamente ad altre ricerche che si stavano svolgendo su una quantità di sostanze.
Le nuove informazioni spinsero De Ropp a riscrivere Le droghe e la mente, dopo la prima edizione del 1957.
Vi riporto di seguito alcuni brani del primo capitolo, con qualche piccola aggiunta:

Il giardino magico: la lusinga del giardino Il concetto di un giardino dai frutti proibiti ha affascinato a lungo la mente dell’uomo. Il mito dell’Eden col suo misterioso albero è l’archetipo di questo giardino magico e della tentazione che spinge gli uomini a violarlo.
La pena originale per aver mangiato il frutto proibito era la morte e tale pena venne imposta dal Signore Dio stesso: “Ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, poiché se tu ne mangerai, di certo morrai?. (Gen. 2:17). Ma il serpente, più sottile di ogni altro animale del luogo, sfidò il comando del Signore Dio:
“No, voi non morrete, anzi il Signore sa che qualora voi ne mangiaste, si aprirebbero gli occhi vostri, e diventereste come Dio, acquistando la conoscenza del bene e del male” (Gen. 3:4-5).
E andò a finire che il serpente aveva ragione e il Signore Dio aveva torto. Né Adamo né Eva morirono dopo aver mangiato il frutto. Così la sfida all’autorità costituita “mangiare il frutto proibito” cominciò nel giardino dell’Eden e continuò da quel momento.
Il Signore Dio, questa autorità prepotente, fu smascherato dal serpente come un ignorante o un bugiardo. Aveva grossolanamente sopravvalutato la tossicità dell’albero o aveva tentato tattiche intimidatorie per costringere i poveri, nudi, Adamo ed Eva a non sperimentare gli psichedelici naturali.
Quando il trucco venne scoperto, si trasformò in un tiranno, come dicono le fonti. Maledì Adamo, maledì Eva e maledì il serpente. Cacciò fuori dal giardino Adamo ed Eva per paura che, incoraggiati dal loro precedente esperimento, potessero mangiare i frutti dell’albero della vita e diventare immortali. Così mise cherubini con spade fiammeggianti, prototipi dei nostri contemporanei poliziotti, a guardia dell’albero sacro. Venne così affermato l’esempio che dura fino ai nostri giorni.
Che cos’è questo giardino magico e che cosa racchiude?
Tutte le piante nel giardino magico hanno una cosa in comune.
Esse modificano l’autoconsapevolezza degli esseri umani e il loro modo di percepire il mondo che li circonda. All’interno del giardino si trovano molte varietà di famiglie botaniche. Vi sono ben rappresentate piante da fiore, la canapa, il papavero, diversi membri della famiglia della belladonna, il cactus del peyotl (ed altri cactus, come il San Pedro, o varie Mammillarie), l’arbusto della coca (il cloridrato di cocaina, “droga di consumo”, non è nel giardino, anche se tanti, male informati, lo pensano) e i viticci del convolvolo. Anche i funghi sono presenti, non solo la sfavillante amanita muscaria con il suo scarlatto cappello, ma anche i più modesti membri della famiglia psilocybe, conosciuti dagli Aztechi sotto il termine collettivo di teonanacatl (il prefisso “teo” “Dio” è stato aggiunto dai missionari spagnoli n.d.t.). Aggiungerei la salvia divinorum, le varie possibili ayauhasche, il DMT nelle sue forme naturali (rospi,vegetali) e tutti i numerosi enteogeni oggi riscoperti, alcuni dei quali non ancora vietati (kratom,calea zacatechichi,san pedro,,sinicuichi…).
Ora, a questi prodotti naturali il chimico moderno ha aggiunto la sua quota di prodotti sintetici, come il moderno LSD.
La battaglia per questi frutti proibiti, iniziata nel giardino dell’Eden, si è ora sviluppata, almeno negli stati uniti, in una costosa e continua forma di guerra civile (purtroppo non solo negli u.s., anzi, per volere imperialista e guerrafondaio di uno stato governato da criminali contro l’umanità, ormai in quasi tutto il mondo si perseguita chi cerca di entrare nel giardino).
Un esercito di probi burocrati, il cui scopo principale nella vita è di proibire agli altri piaceri (reali o irreali) che non desiderano per se stessi, ha tentato ogni possibile espediente (esclusi i cherubini con spade fiammeggianti) per impedire che i loro simili entrino nel giardino.
Minacce, violenze, prigione, punizioni più drastiche di quelle comminate per furto o stupro vengono inflitte a chi è sorpreso a far incursione nel giardino magico.
È un combattimento confuso, in cui “eserciti ignoranti si scontrano nelle tenebre”, un combattimento reso illogicamente ridicolo dal fatto che due prodotti del giardino magico, l’alcol etilico e il tabacco, sono per qualche strana ragione leciti, mentre altri, intrinsecamente meno nocivi, sono tassativamente proibiti.
Ad alcuni, per di più, è appiccicata l’etichetta di narcotici, per quanto qualsiasi studente di scuola media ben informato sappia perfettamente bene che non lo sono.
La guerra per il giardino magico continua, in un’atmosfera di generale isterismo che rammenta quella dominante durante la caccia alle streghe dei secoli quindicesimo e sedicesimo. È difficile per un osservatore obiettivo stabilire quale delle due fazioni dimostri una maggiore stupidità
ma a quelli che hanno evitato di esser presi si può sempre rivolgere la domanda: valeva comunque la pena di irrompere nel giardino?
Perché cittadini che altrimenti si attengono alle leggi insistono nel fare incursioni nel giardino magico? Cosa vogliono dalle “piante del potere” che esso racchiude ,ovviamente cercano qualcosa che a loro manca.
I Greci avevano una parola per questo qualcosa mancante. La parola era ataraxia. Uno stato felice in cui la serenità mentale era unita a benessere fisico, una condizione di equilibrio priva di quei violenti alti e bassi che disarmonizzano la vita emotiva dei comuni mortali. L’atarassia risultava meglio coltivata dall’esercizio della filosofia, della disciplina interiore e dalla pratica della virtù. I filosofi epicurei la consideravano il più alto bene possibile.
I Greci non erano i soli ad avere una stima così elevata di questa condizione. Fermezza, calma interiore ed armonia sono state celebrate da tutti i grandi sistemi religiosi : Cristiano, Buddista, Taoista, Vedantico – ; non c’è bisogno di essere santi o filosofi per aspirare a questa tranquillità interiore. È naturale desiderare un tale stato, senza il quale una reale felicità è impossibile. Gli afflitti abitanti del mondo moderno, costretti ad un ritmo furiosamente crescente, in un?atmosfera di crescenti trambusto e violenza, devono aspirare particolarmente a questa pace interiore. È una perla di grande valore, forse la perla. Il problema è come ottenere questa perla.
Nel passato ci sono stati due metodi principali con cui la si poteva ottenere: la pratica della religione e la pratica della filosofia. Ma poiché entrambi richiedono lunga e ardua auto-disciplina, l’umanità ha cercato dai tempi più remoti una scorciatoia per la felicità, indagando nel campo della farmaceutica per ottenere la condizione desiderata mediante una procedura non più laboriosa di quanto non sia inghiottire una pillola. Ricordo qui la “quarta via” di Georges I.
Gurdiejeff -
“Louis Lewin, famoso tossicologo tedesco, scrisse nel 1924 un libro dal titolo: Phantastica: narcotici e droghe eccitanti,Lewin distinse cinque classi di droghe che influenzano la mente e le emozioni.
Le chiamò euphorica, phantastica, inebriantia, hypnotica ed excitantia.
Oggi, invece di phantastica parliamo di psichedelici, un termine coniato dal dottor Humprey Osmond che significa “rivelatori della mente”: viene applicato a sostanze come l’LSD-25, la psilocibina e la mescalina.
Tali sostanze sono anche state definite allucinogene o psicotomimetiche poiché gli stati generati da queste pare somiglino a delle psicosi , le stesse sostanze sono anche i cosiddetti enteogeni – rivelatori della presenza del Divino, interiore ad ogni essere, termine che ben si adatta e ci fa capire il perché dell’utilizzo tradizionale di queste sostanze da parte di tutte le culture e di tutte le religioni, al di fuori delle tre che riconoscono la Bibbia come base del loro credo.
E troppo spesso i sostenitori di queste tre religioni si sono autoproclamati “cherubini con la spada fiammeggiante” ed hanno sterminato (e continuano a farlo, con le giustificazioni più abbiette) milioni e milioni di esseri umani.
Le misteriose “piante del potere” sono conosciute da secoli e spesso fu attribuito loro un alone di religiosità dagli appartenenti alle diverse culture che le impiegarono come un mezzo per comunicare con le divinità.
Il peyotl era sacro agli Aztechi, la coca agli Inca. Gli dei Veda bevevano Soma, quelli Greci ambrosia. Il nepente venne elogiato da Omero come “potente distruttore del dolore” e la pianta della canapa con la sua potente resina charas fu descritta dai sapienti indiani come “datore di delizie”…, sarà utile riflettere ulteriormente sulle ragioni che hanno indotto l’uomo a trasgredire nel giardino magico.
Andrew Weil, in The Natural Mind, ha scritto un capitolo intitolato “perché la gente si droga” ,credo, vi si dice, che il desiderio periodico di alterare la consapevolezza sia un normale stimolo, analogo all’appetito o agli stimoli sessuali. Questo stimolo, secondo lui, inizia ad esprimersi fin dall’infanzia. Persino i bambini piccoli si mettono a girare su se stessi abbandonandosi a vertiginosi stupori.
Oppure sovra-respirano, o si fanno stringere intorno alla vita da altri bambini fino al punto di svenire. Oppure giocano addirittura a soffocarsi per perdere coscienza. I bambini imparano relativamente presto negli anni a impiegare sistemi chimici per ottenere gli stati di alterazione desiderati, a volte inalando solventi spray che trovano fra i prodotti di uso domestico. Altre volte imparano dall’esperienza dell’anestesia generale connessa ad interventi chirurgici infantili.
Imparano anche che questa sorta di esperimenti significa entrare in un regno proibito e che gli adulti tenteranno di proibirne l’ingresso.
Così lo stimolo ad alterare la coscienza può diventare strisciante.
Indulgervi diventa un affare segreto, come la masturbazione.
Weil considera questa spinta ad alterare la coscienza un fatto di natura ciclica:
“sembra essere un reale stimolo originato dalla struttura neuropsicologica del cervello umano, come il bisogno periodico di rilassare la tensione sessuale, la spinta a sospendere il normale stato di coscienza sorge spontanea dall’interno, si accumula al parossismo, prova sollievo e si dissolve , tutto in armonia con il proprio ritmo intrinseco, e il piacere in entrambi i casi nasce dallo scarico della tensione accumulata.
Il dott. Weil sottolinea che questo stimolo a sperimentare le percezioni in modi diversi potrebbe essere un fattore vitale nell’attuale stadio di evoluzione del sistema nervoso umano.
Probabilmente il tentativo di opporsi a tale stimolo non avrà alcun successo e potrà risultare pericoloso. Può essere psicologicamente deformante per l’individuo e suicida dal punto di vista dell’evoluzione della specie.
Ed anche Baudelaire: quest’acutezza del pensiero, questo entusiasmo dei sensi, devono essere apparsi all’uomo, in ogni epoca, come il più importante dei beni; ecco il motivo per cui, prendendo in considerazione soltanto il piacere immediato e non preoccupandosi affatto della violazione recata alle leggi della propria costituzione, egli ha cercato nelle scienze fisiche, nella farmaceutica, nei liquori più grossolani, nei più sottili profumi, in tutti i climi e in tutti i tempi, il mezzo di sottrarsi, anche soltanto per qualche ora, al suo abitacolo di fango e, come dice l’autore di Lazzaro, di “conquistare d’un colpo il paradiso”. Ahimé! I vizi dell’uomo, per quanto li supponiate traboccanti d’errore, racchiudono la prova (se non altro per la loro infinita espansione!) del suo gusto per l’infinito.
Lo stimolo nell’esperienza di stati alterati della coscienza ha quindi certamente radici profonde, forse una specifica caratteristica dello spirito umano. Ma c’è un fatto che Weil ha mancato di sottolineare nel suo studio di questo stimolo. Non è presente in tutti gli esseri umani. Non è neppure presente nella maggioranza dell’umanità. E coloro che non hanno questo stimolo considerano quelli che lo hanno con sospetto e palese ostilità.
Dividere l’umanità in due gruppi, i più e i meno, è una tentazione che assale tutti coloro che sentono il bisogno di classificare i propri simili.
Del giardino magico possiamo dire che c’è chi lo conosce e chi no, c’è chi desidera penetrarvi e chi ne ha paura e desidera starne lontano.
Ciò è paragonabile alla differente maniera in cui ognuno ha esperienza di sé stesso. Il cardinale Newman non ci ha forse informato che l’intera umanità si divide in due classi, quelli “nati una volta” e quelli “nati due volte”? (anche nella religione Indù questo concetto è ben esplicito) E William James non impiegò questo concetto per creare la sua teoria del bisogno della religione (cfr. Varieties of Religious Experience)? Forse questa teoria ci dà la risposta del perché l’atteggiamento della gente nei confronti del giardino magico sia così diverso.
Quelli nati-una-volta ci dice W. James, sono persone dalla mente sana. Sono soddisfatti di sé per quello che sono. Hanno bisogno di nascere una volta sola. Ma quelli nati-due-volte sono tipicamente “anime malate”. Sono completamente insoddisfatti di sé. Per loro c’è qualcosa di terribilmente sbagliato nel mondo e solo nascendo nuovamente possono conseguire una qualsivoglia felicità. Per quelli nati-una-volta il mondo è un affare semplice. Tutto è aperto, palese e privo di misteri. Per quelli nati-due-volte, nulla è ovvio nelle cose del mondo. È un luogo misterioso, spesso terrificante. E per di più, presenta due o più livelli. La sola speranza di ottenere pace e felicità stà nel riuscire a fuggire dal piano inferiore (l’abitacolo di fango di Baudelaire) e innalzarsi ad uno dei livelli superiori.
Si tratta di una frattura che ha diviso la razza umana fin dai tempi più remoti e ha dato origine a tanta sofferenza. I nati-una-volta disprezzano quelli nati-due-volte. Li considerano disgraziati, sognatori, bramosi di mondi irreali, malati autocommiseranti, persone incapaci di accettare il mondo per quello che è. Ma i nati-due-volte disprezzano i nati-una-volta con altrettanto vigore. Che bestie senza immaginazione! Che mandria ottusa, col muso nel foraggio, troppo stupidi per comprendere che la morte macellerà anche loro, talmente insensati da non realizzare che esistano realtà alternative! Bene, è solo mediante l’esercizio della massima carità che si può riuscire a vederli come esseri del tutto umani, dato che sono così privi delle più sottili qualità dell’animo che distinguono l’uomo dagli animali.
Certamente questo conflitto tra quelli nati-una-volta e quelli nati-due-volte è alla base della lotta per il giardino magico che oggi divampa con un’intensità raramente uguagliata nel passato. Quelli nati-una-volta non praticano il giardino magico o i suoi prodotti che agiscono sulla mente. Nel loro solido, elementare mondo senza segreti, non c’è necessità di essere alterati di coscienza. A che cosa possono servire questi stati di alterazione? Non possono rivelare nulla di recondito giacché non c’è niente di nascosto da rivelare. Inoltre le droghe fanno male e sono dannose per la società. Gente che consuma queste sostanze diviene “indemoniata dalla droga”.
È dunque perfettamente lecito e assolutamente necessario recintare il giardino magico, proibire la coltivazione della canapa, del papavero, del cactus del peyotl, e perseguire e incarcerare chi vuole cibarsi dei prodotti di queste piante.
È questa la maniera di pensare dei nati-una-volta. (Aggiungerei che i “nati-una-volta” hanno paura della diversità e dei cambiamenti. Il che mi fa pensare abbiano i recettori dei cannabinoidi bloccati, o malfunzionanti. Non sono necessariamente cattivi, o invidiosi, ma probabilmente soffrono di una disfunzione) E per quelli nati-due-volte? Sciocchezze, rispondono, e procedono a criticare con asprezza questi auto-eletti guardiani della morale pubblica. Siamo destinati a consumare le nostre intere vite tormentati dal pugno dei poliziotti e dei loro “fratelli” perché ci capita di amare un gioco della vita che non attrae questa razza di scimuniti?
Chi sei tu per ordinare cosa possiamo mangiare o bere, fumare nelle nostre pipe o persino ficcarci nelle vene? Non afferma forse la nostra “dichiarazione d’indipendenza” (Costituzione degli Usa, ma è scritto anche nella Costituzione Italiana) l’inalienabilità del diritto di ogni cittadino di perseguire quella che lui considera essere felicità?
È un crimine che la nostra idea di felicità sia differente dalla vostra? Ci chiamate tossicomani e asserite che infrangiamo la legge.
Voi avete creato cattive leggi. Avete brigato e trafficato, etichettando qualunque cosa in giro come narcotico, eccetto il whisky che trangugiate, che voi stessi non vedete come una droga. Se qualcuno di noi ruba o si prostituisce per soddisfare i suoi bisogni è soltanto perché le vostre leggi ci obbligano ad acquistare sul mercato nero una droga che costerebbe assai poco se potessimo procurarcela legalmente.
Dite che ci procuriamo danno con le droghe. Quale diritto avete di intervenire se non facciamo danno a nessun altro? Non è diritto di ogni cittadino andare al diavolo nel modo che preferisce? E come potete affermare che stiamo andando all’inferno e non stiamo trovando da noi una via che conduce al paradiso? E ad ogni modo finché alcol e tabacco saranno legali tutta la vostra legislazione anti-droga sarà pura ipocrisia.
Esattamente quello che, dopo 40 (quaranta!) anni, si continua a dire.
Ma i nati-una-volta, oltre che timorosi di chi può desiderare dalla vita qualcosa che loro non desiderano, sono anche insensibili alle altrui sofferenze, sordi ad ogni appello basato sulla ragione e sull’evidenza e pericolosamente desiderosi di potere. Dopo 40 anni si continuano a rispolverare le stesse sporche menzogne come scuse del divieto di accesso al “giardino”.
Come risultato: milioni di vite dei nati-due-volte rovinate da una concezione del mondo cieca, bigotta, paurosa, isterica ed ottusa.
Franco

domenica 15 marzo 2015

"ENRICO BOTTACCIO" Disabile autorizzato all'uso di farmaci cannnabinoidi..

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Ormai da più di due mesi mi sto consumando in una tortura indescrivibile, che a volte neanche nel letto riesco a stare, perché non con pochi sforzi avevo riavuto le cure nei tre mesi tra Sett/Dic, ritirate in due volte ad un mese e mezzo di distanza ma poi già da gennaio è iniziato il lento regredire, apparentemente impercettibile, ma meno doloroso della precedente fornitura..

Oggi, a questo punto non riesco a capire che cazzo di strada devo prendere, dopo tre mesi di Bedrocan e Bediol sfruttando il lento rilascio delle alte percentuali di principi attivi
mi sono rilassato, e l'ho utilizzato con un po di accuratezza e parsimonia fumandolo mischiato con la canapa sativa, ed al loro terminare sono arrivato al punto di decidere acquistare erba da mercato illegale, da 8 euro al gr., poi finendo la sativa ho dato fondo a tutte le scorte di briciole di foglie arrivando a setacciare anche tutti i semi per un po di polvere verde..  

Poi è finito tutto anche i soldi, avevo già venduto di tutto, tanti suppellettili e piccole cose, ho pagato il saldo e ritirato l'altra metà delle terapie farmacologiche autorizzate dal Ministero della Salute..

ED HO VISSUTO ALTRI MESI DI VITA, SEMPRE COME FOSSERO GLI ULTIMI 

ANCHE SE PURTROPPO NON GODENDONE APPIENO IN TUTTE LE SFACCETTATURE POSSIBILI; DIVERSO FU LA PRIMA VOLTA CHE LE RICEVETTI TUTTE IN UNA SOLA VOLTA, E MEGLIO ME LE AUTOGESTII. 
TORNAI IN PUGLIA, PER MOSTRARLE E FARLE PROVARE AL CARO AMICO TRONKY , COLUI IL QUALE NEL PRECEDENTE ANNO MI AVEVA TANTO AIUTATO E COSI FECE FINO AD OGGI,  VOLEVO SOLO ESSERE RICONOSCENTE, MA POI PRESO ATTO DELLA SITUAZIONE PER COME SI ERA EVOLUTA MI RIFUGIAI IN TOSCANA IN UN VILLAGGIO OCCUPATO SUGLI APPENNINI, QUI RIUSCII A UTILIZZARLA COME DESIDERAVO, CIOÈ SENZA POSOLOGIE PREDEFINITE CONDIVIDENDOLA NEI RITI DEI CERCHI SACRI ..

Ora che non vedo prospettive ma se però se tutta la gente a favore anziché rompere le scatole riuscisse a divulgare la mia storia, magari anche aiutandomi direttamente con un piccolo versamento potrebbe sicuramente garantirmi continuità delle terapie farmacologiche.  http://buonacausa.org/cause/diritto-di-cura-a-base-di-cannabinoidi?tab=0

PER DIMOSTRARE OLTRE INNOCUITÀ ANCHE L'EFFICACIA SULLA DISABILITÀ.    

Sappiatelo sto scrivendo questo ultimo post per il blog #Legalizzameno perché a questo punto mi provo a giocare il tutto x tutto.

Altrimenti, ricordate che sempre  SONO DISPOSTO A SALIRE MOLTO IN ALTO PER IL DIRITTO ALLA SALUTE.
l'accesso al tetto è già aperto ed io non ho cosi tanta paura, come diversamente mi terrorizza sopportare il vuoto nel dolore..

Nel ringraziare tutti calorosamente, porgo cordiali saluti:

Enrico Bottaccio

giovedì 6 novembre 2014

Ritirare parte delle cure THC/CBD, con terapie BEDROCAN e BEDIOL si ritorna a vivere gli attimi...

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Mi hanno colto verso la fine, ero cotto a puntino. Loro !! ATTENTI ED ABILI A TORTURARE, MARTORIARE, E TORMENTARE CON ATTEGGIAMENTO DA AGUZZINI VESSATORI.. Mi hanno rigirato come una frittata, con l'atteggiamento di strapotere mi hanno soggiogato..

Lunedì mattina a meta mattinata presso la farmacia ASL 13 di Novara, la direttrice era rientrata e la seconda cosa che mi ha detto fu, alla richiesta, della mia cura. "DEVE PAGARE IL SALDO",  lei mi ha chiesto: ho spiegato le mie ragioni, ho chiesto se ricordava come avevano proceduto la precedente, abbiamo convenuto che se la Direzione Sanitaria autorizzava a darmi  per lo meno la metà delle terapie visto l'acconto versato: mentre lei mi accoglie a spron battuto.. 

"BUONGIORNO, SO CHE L'HANNO AVVISATA CHE È ARRIVATI IL FARMACO. 
C'È DA PAGARE IL SALDO.. 


Poi .. Mi hanno fatto accomodare, ed il cuore ha iniziato a stringersi, mentre informavo la mia Avvocato. Diversi minuti di attesa, mentre ad una certa mi si avvicina all'orecchio e con un sospiro di voce mi dice qualcosa con un atteggiamento tipo a dirmi "no, non c'è da niente da fare", mentre pero mi leggeva  da un foglio la risposta mentre elencava le scatole che mi avrebbe dato ed era arrivata al Bediol partendo dal Bedrocan che avevo richiesto  ..

Hahahaha, un attimo di gioia subito ha preso il sopravvento e dopo essere passati nel suo ufficio dove tra le altre cose gli ho sottoposto la questione, che ignorava, del cambio delle percentuali di principi arrivati al 22% Dronabnol e 1%Cannabidol del  BEDROCAN con il preparato galenico  acquistato dal Ministero della Salute in Italia aumentati anche i valori del Bediol 6,3% dronabinol ed 8% cannabidiol. 

COME AVRETE NOTATO SONO RIMASTO SENZA PAROLE PER DIVERSI GIORNI, HO PRESO COSCIENZA DEGLI SVILUPPI O RINGRAZIATO E MI SONO DEFILATO.. ORA STO VALUTANDO COME PROCEDERE:  RICHIEDO SILENZIO E CONCENTRAZIONE ..